ALIMENTAZIONE CONTRO CANCRO

ED ECCO LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA ALL’ONCOLOGO DEL CRO DI AVIANO, DOTTOR MASSIMILIANO BERRETTA

Chi segue una dieta vegetariana è meno esposto a certe patologie?

Confermo che si registrano meno casi di tumori fra i vegetariani. Questi ultimi spesso necessitano di un supporto per compensare determinate carenze vitaminiche. Certo è che dal punto di vista genetico noi siamo molto più vicini agli erbivori. Infatti, il nostro intestino è lungo come quello degli erbivori e si spiega così la correlazione fra l’elevato consumo di carne rossa e i tumori che colpiscono intestino e colon. Il processo digestivo della carne, a causa della sua putrefazione e delle molecole che vengono rilasciate, acidifica i tessuti. Le feci con Ph acido causano un’infiammazione nell’intestino; questo fenomeno non avviene, ad esempio, nei felini poiché il loro intestino è corto, quindi il transito è veloce. Frutta e verdura non determinano, al contrario, al pari dei cereali integrali o dei legumi, alcun tipo di acidificazione, quindi non c’è alcun danno alla mucosa, semmai anzi una protezione. Per quanto riguarda l’alimentazione durante la patologia tumorale, che deve essere priva di ogni alimento infiammatorio o pro-infiammatorio, si è visto, ad esempio, che le donne con patologie ormono-sensibile che aderiscono ad un regime alimentare basato su fibre, frutta, verdura, legumi, cereali integrali, hanno migliori risultati in termini di sopravvivenza”.

Dottore, ma a quale dieta mediterranea dobbiamo far riferimento, visto che di piramidi esistono diverse tipologie e non sempre, purtroppo, collimanti fra loro…?

‘Dieta Mediterranea è stata coniata dal fisiologo americano e nutrizionista Ancel Keys che, quando sbarcò in Italia, precisamente a Paestum, al seguito della quinta Armata, nel 1944 fu colpito dalle abitudini alimentari della popolazione. Approfondì gli studi sugli effetti dell’alimentazione meridionale del tempo, prima del boom economico ovviamente, e le correlazioni con le malattie del benessere, ovvero ipertensione, arteriosclerosi, diabete, tutte le malattie cardiovascolari e non solo…

Il dott. Keys, negli anni Cinquanta, partendo dall’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni rurali del meridione, elaborò la concezione che la bassa incidenza di malattie cardiovascolari fosse dovuta al tipo di alimentazione che queste popolazioni adottavano per tradizione secolare. La Dieta Mediterranea prevede proprio questo: alimentazione quotidiana a base di pane, pasta, riso (integrali), legumi, frutta secca, semi, verdure, frutta, poco formaggio (una volta a settimana, ma anche una volta ogni 2 settimane erano ‘permessi’ i cibi di lusso alcuni dei quali erano ricchi di grassi: salumi, pesce, carni, dolci). Il tutto era integrato da una sana e diffusa attività fisica (oggi assai scarsa…). Potendo scegliere, consiglio anch’io, sulla scorta di quanto ribadisce lo stesso Berrino, di optare per cibo biologico e a km zero

Quindi grazie alla Dieta mediterranea, dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco dal 2010, si vive di più e meglio?

I superpoteri della Dieta Mediterranea derivano dal giusto ed equilibrato apporto di sostanze antiossidanti con l’alimentazione. Gli antiossidanti possono essere definiti come tutte quelle sostanze che sono in grado di contrastare le reazioni chimiche di ossidazione che nell’organismo sono provocate da radicali liberi. Senza l’azione degli antiossidanti, si produrrebbero in continuazione danni alle strutture cellulari e verrebbe alterato il funzionamento di alcune molecole molto importanti a livello biologico, come le proteine. I composti chimici che formano gli antiossidanti sono per una parte sintetizzati all’interno del corpo e per l’altra assunti attraverso l’alimentazione. Tutte le prove scientifiche, e ormai ce ne sono tante, dimostra che si tratta di una dieta particolarmente ben equilibrata che ha come effetto la diminuzione del rischio delle più importanti patologie oggi cause di morte e, di conseguenza, l’allungamento della vita non solo in senso assoluto, che significa vivere il maggior numero di anni, ma soprattutto di vita in salute, cioè vivere di più e meglio”

Aderire alla dieta mediterranea comporta anche un miglioramento delle funzoni cerebrali?

Sì. Un recente studio ha evidenziato che questo tipo di regime alimentare è in grado di proteggere il cervello dall’atrofia cerebrale tipica dell’invecchiamento, ringiovanendolo di ben cinque anni. La ricerca, pubblicata sulla rivista Neurology, ha dimostrato su un vasto gruppo di ottantenni rappresentativi di varie razze (neri americani, caucasici, latini) senza segni di demenza, il ruolo benefico della Dieta Mediterranea. I partecipanti (su base volontaria) allo studio, dopo aver compilato il questionario, utile ad acquisire le loro abitudini alimentari, venivano sottoposti ad una risonanza magnetica cerebrale. I dati ottenuti dalla risonanza magnetica cerebrale venivano correlati al grado di aderenza alla Dieta Mediterranea e a tutta una serie di altri parametri (età, sesso, etnia, indice di massa corporea, presenza o meno di diabete, grado di funzioni cognitive e livello di istruzione) e da questa analisi è emerso che le persone che aderiscono più fedelmente alla Dieta Mediterranea hanno un volume cerebrale complessivo maggiore, il che significa mantenere maggiori capacità cognitive e andare incontro ad un invecchiamento più lento rispetto alle altre persone”.

Alcune realtà ospedaliere italiane, vedasi la Lombardia, hanno introdotto una sperimentazione, grazie al progetto Be4Eat, che prevede la possibilità del menù vegetale e integrale. I risultati sono clamorosi. Nelle mense delle scuole di Milano già dal 2005 sono stati banditi le carni conservate, il prosciutto cotto e tanti altri alimenti molto usati nella ristorazione collettiva, e ciò è avvenuto in base ai suggerimenti del professor Franco Berrino, epidemiologo, oncologo, già direttore del Dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Secondo lei queste tipologie di sperimentazione potrebbero essere estese anche ad altre realtà ospedaliere, oncologiche e non, anche qui in Friuli?

Sicuramente bisognerebbe rivedere in tal senso i menù delle mense scolastiche, ospedaliere, aziendali, in linea con le indicazioni del Codice europeo contro il cancro e con la piramide della Dieta Mediterranea”.

 So che in Italia ci sono realtà dove vengono proposte medicina complementare?

Premetto che molti pazienti, soprattutto quelli oncologici, di fronte a diagnosi di patologie a prognosi infausta cercano oggi più che mai aiuto e speranza anche in percorsi terapeutici non convenzionali e questo potrebbe spesso indurli in errori di valutazione/scelta sul trattamento più adeguato. Il cancro oggi più che mai è considerato il male del secolo e che si sperava di sconfiggere entro il 2000, purtroppo l’obiettivo della guarigione non è ancora stato raggiunto anche se molti passi avanti sono stati fatti sia nel campo della prevenzione, diagnsotica e terapie innovative.

Il mio desiderio è che i pazienti non abbandonino la medicina ufficiale per affidarsi a cure prive di alcun fondamento clinico-scientifico e spesso praticate da figure “professionali” discutibili (dal punto di vista medico) come ad esempio i naturopati. Io credo che oggi si debba dare ai pazienti la possibilità di affiancare al percorso convenzionale intrapreso grazie alla medicina ufficiale anche un cammino, di libera scelta (terapie complementari), inserito in un contesto di struttura ospedaliera, quindi controllato, sull’esempio di quanto avviene da molti anni nell’ospedale di Merano. Qui esiste un intero reparto di medicina complementare, dedicato al supporto del paziente oncologico e non con l’aiuto di terapie complementari e di provata efficacia (agopuntura, aromaterapia ecc.. ecc..), in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti (oncologici soprattutto) durante e dopo i trattamenti standard convenzionali. Si tratta di cure a carico del sistema sanitario regionale. I pazienti sono felicissimi. Queste tecniche sicuramente possono migliorare la qualità di vita e l’outcome del paziente. Sono percorsi supervisionati da persone competenti, medici, biologi, con competenze scientifiche.

Per quanto riguarda Aviano, da tempo stiamo monitorando gli aspetti clinici dei pazienti oncologici guariti, grazie all’ambulatorio (ORA) aperto a tutti e ad accesso gratuito. L’attività ambulatoriale per questi pazienti prevede anche la valutazione dello stile di vita e degli aspetti nutrizionali dopo il cancro. L’obiettivo è quello di seguirli anche nella dieta e nella tipologia di controlli post-malattia in modo che ci sia un check-up costante, personalizzato e programmato.

Purtroppo chi ha avuto il cancro ed è guarito troppo spesso si ritiene, erroneamente, immune da qualsiasi altra malattia, tumorale o meno, e invece anche l’ex ammalato oncologico dichiarato guarito rientra comunque nella classificazione dei rischi di sviluppare nuovi tumori caratteristici della popolazione che non si era ammalata prima. Per spiegarmi meglio: posso avere un paziente che 15 anni fa ha sviluppato un linfoma è guarito, ebbene a 50 anni comunque avrà lo stesso rischio di insorgenza di tumori, più frequenti in quell’età.

Inoltre, chi ha avuto un tumore e, ad esempio, è stato trattato con radioterapia, ha un rischio più elevato di sviluppare, molti anni dopo, un tumore così detto radioindotto, cioè causato dalle radiazioni. In questi casi si predispongono controlli ad hoc per evitare di scoprire troppo tardi l’insorgenza di patologie oncologiche”.

Irene Giurovich

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