Ipertermia Oncologica: Il caldo che ammazza le cellule malate

E’ una pratica accettata in tutta Europa ormai dove affianca, nella maggior parte dei grandi centri di trattamento del cancro, le terapie standard; è studiata e applicata anche negli USA (anche in centri medici universitari come le Università della Pennsylvania e del Texas). In Italia si fa fatica a trovarla, anche se c’è chi vorrebbe reintrodurla nei circuiti ospedalieri portando documentazione scientifica internazionale sul tavolo del ministro della Salute. Stiamo parlando dell’ipertermia applicata ai tumori che al momento si riesce a trovare in qualche struttura privata (si è provata quella effettuata dal dottor Maluta, già direttore dell’Unità operativa di Radioterapia oncologica all’ospedale-Università di Verona, nel Centro medico Serena a Padova, fra i massimi esperti di ipertermia oncologica). Obiettivo dell’ipertermia in oncologia è quello di indurre uno stato di febbre che attivi il sistema immunitario e distrugga le cellule tumorali. E’ un processo che coinvolge le reazioni immunitarie naturali del corpo (nella pratica clinica i medici osservano che molti malati di cancro non hanno mai la febbre e spesso i pazienti riferiscono di non essere stati mai malati, la loro temperatura interna è mediamente più bassa rispetto alle persone in salute e il naturale ritmo circandiano della loro temperatura è assente).

Si è constatato che l’ipertermia, o febbre terapeutica, aumenta l’efficacia della radioterapia e delle chemioterapia e non interferisce con l’attività dei farmaci (tratto dal Modello Gorter), anzi riduce gli effetti collaterali rispetto al solo utilizzo di radio e chemio; oppure può essere scelta anche come trattamento primario, soprattutto per chi cerca terapie non tossiche, magari in abbinamento a immunoterapie come il vaccino con cellule dendritiche (link). Soltanto alcuni degli ampi studi clinici si sono concentrati sull’ipertermia localizzata come trattamento a se stante, forse a causa di mancanza di incentivi economici.

Il trattamento non causa alcuna tossicità ed è del tutto sicuro, come del resto attestato già da studi condotti fra il 1980 e il 1990. Purtroppo ci sono ancora medici che definiscono questo trattamento sperimentale, ma non lo è più ormai, visti i risultati certificati (cfr. anche il motore di ricerca PubMed digitando nella striscia di ricerca la parola hyperthermia).

In sostanza, si porta a morte le cellule tumorali alzando la temperatura corporea con opportuni macchinari (si può eseguire, in base al tipo di tumore, l’ipertermia localizzata o quella total body, in tutto il corpo). Le cellule si riscaldano fino a 42°C: quelle tumorali vanno incontro ad uno stress maggiore, aumenta rapidamente la produzione di acido lattico, le cellule diventano altamente acide (il Ph diminuisce) ed esse si autodistruggono soffocate dall’acido lattico prodotto da loro stesse e vanno pertanto incontro a morte (necrosi).

Quando le cellule neoplastiche sono sottoposte a temperature elevate esse subiscono un danno irreversibile legato ad una riduzione dell’efficacia dei sistemi riparativi normalmente presenti a livello cellulare. Da sola l’ipertermia attiva geni che a loro volta codificano per proteine, note con il nome di caspasi, in grado di innescare il meccanismo di suicido cellulare (apoptosi). Studi clinici attribuiscono la distruzione delle cellule tumorali al danno prodotto dall’alta temperatura alla membrana plasmatica, allo scheletro cellulare e al nucleo cellulare. Il motivo che spiega la spiccata sensibilità delle cellule tumorali al trattamento ipertermico è la loro elevate iperacidificazione che deriva dall’incapacità di smaltire metaboliti anaerobici. L’ipertermia pertanto attacca le cellule iperacidificate, annienta la stabilità della proteina cellulare e la distrugge.

Per approfondire:
http://www.studiomedicoserena.it/news/
www.andromedicitalia.it

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Il Calore in associazione alle terapie standard

“Si è in effetti dimostrato che diverse sostanze chemioterapiche, che noi utilizziamo normalmente nella terapia delle neoplasie (per esempio farmaci come bleomicina, mitomicina e derivati del platino), hanno attività anche 10-20 volte superiore a 43°C, rispetto all’attività che hanno a 37°C. Su queste premesse si basano le possibilità di impiego combinato di chemioterapia ed ipertermia, allo scopo o di potenziare l’azione dei farmaci o di poter ottenere lo stesso tipo di attività con dosi molto inferiori, evitando così, quasi completamente, gli effetti collaterali dei chemioterapici, spesso pesanti e correlati alla quantità elevata di farmaco che occorre somministrare per ottenere un risultato terapeutico efficace.

Anche per quanto riguarda la radioterapia si è potuto evidenziare un meccanismo di facilitazione reciproca tra ipertermia e terapia radiante.

La radioterapia, per essere efficace, necessita di un ambiente ben ossigenato perché la sua azione terapeutica è legata a reazioni di tipo ossidativo, che le radiazioni inducono a livello cellulare. Se l’ambiente è sufficientemente ossigenato, la radioterapia può funzionare; quando l’ambiente diventa poco ossigenato, cioè ipossico, le radiazioni perdono rapidamente efficacia in quanto manca il substrato necessario per l’esplicazione della loro attività. All’interno del tumore in accrescimento abbiamo detto che i vasi neoformati ostacolano la circolazione del sangue, per cui all’interno di una massa tumorale esiste un nucleo più o meno importante di elementi cellulari che sono in condizioni di scarsità di ossigeno, perché il sangue non circola facilmente e non ha la possibilità di apportare a queste cellule l’ossigeno e le altre sostanze nutritive disciolte nel sangue. Per tale motivo, la porzione radiosensibile è quella del mantello periferico ben ossigenato, mentre la parte radioresistente è il nucleo centrale poco ossigenato. Questo stesso nucleo,scarsamente ossigenato, è quello che si riscalda di più per le ragioni su esposte, e quindi risulta più sensibile al calore, in quanto viene a mancare l’azione di diluizione del calore che può essere operata solo da una circolazione sanguigna efficiente.

Sono queste le ragioni principali che hanno indotto a ritenere che l’ipertermia potesse avere un ruolo nella terapia dei tumori.

Da questo punto di vista appaiono interessanti le osservazioni effettuate da un radioterapista di Los Angeles, Haim Bicher, il quale ha messo in evidenza come la combinazione di radioterapia ed ipertermia ottenga risultati migliori rispetto alla sola radioterapia in numerosi tumori (melanoma, tumore della mammella, tumore della cervice uterina, ecc.).

Ma la cosa più curiosa ed importante osservata è che, impiegando dosi elevate di radiazioni in associazione all’ipertermia, si ottengono risposte particolarmente significative in termini di regressione della malattia tumorale, mentre a dosi basse di radiazioni, ma con un aumento delle sedute di ipertermia, anche se le regressioni di malattia sono meno evidenti, aumenta in maniera significativa la sopravvivenza dei pazienti.

Tale fenomeno potrebbe trovare la sua conferma in un’osservazione clinica che abbiamo effettuato insieme a Goerges Mathé, ematologo ed oncologo di Parigi, trattando un paziente affetto da sarcoma di Kaposi in corso di HIV: le lesioni presenti su un braccio trattate con radioterapia ed ipertermia, scomparivano, mentre analoghe lesioni sull’altro braccio trattate con la sola radioterapia persistevano.

Questo documentava sia il potenziamento dell’ipertermia nei confronti della radioterapia, sia l’attivazione dei meccanismi immunitari di difesa esercitata dall’ipertermia.

Tornava così in evidenza il discorso dell’ipertermia come metodo di stimolazione immunitaria artificiale, analogo a quello esercitato dalla febbre durante la fisiologica risposa ad un’infezione”.

Per approfondire si consiglia anche la lettura del libro La Cura biologica dei tumori, ipertermia, immunostimolazione e chemioterapia gentile (P. Pontiggia, G. Zora, E. Pontiggia).

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Immunoterapia oncologica, la svolta

Si consiglia la lettura di questo interessante articolo!

Elisa Tramentozzi Nuovi approcci terapeutici nella lotta contro i tumori. LAB MAGGIO 2012

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Sostenete il sistema immunitario

Tutti noi abbiamo continuamente il cancro, ecco perché dobbiamo tenere iper-stimolato il nostro sistema immunitario

Ogni giorno ognuno di noi combatte le cellule cancerose. Già, perché ne produciamo ogni giorno.

Se il sistema immunitario è abbastanza forte e stimolato riesce a sconfiggerle, altrimenti esse prendono il sopravvento e si manifesta la patologia. E’ fondamentale mantenere attivo il sistema immunitario. Qualunque siano le cause e le concause del cancro, esso si sviluppa se trova un sistema immunitario debole e incapace di contrapporsi.

Le cellule cancerose si formano quasi ogni giorno come reazione a:

  1. sostanze chimiche negli alimenti (coloranti -attenzione ai vari E… che compaiono nei prodotti commestibili; conservanti, cibi come zucchero, grassi insaturi, carne bruciacchiata
  2. esposizione a tossine ambientali (solo nel fumo di sigaretta ci sono 19 sostanze chimiche notoriamente cancerogene)
  3. sostanze chimiche varie presenti in molte case (spray, deodoranti per ambienti, vestiario lavato a secco, alcuni tipi di detergenti e disinfettanti, oltre a vernici, sverniciatori, solventi, protezioni per il legno)
  4. sostanze chimiche cancerogene ambientali, come cloro, benzina, PCB
  5. infezioni virali come il virus Epstein-Barr, l’epatite virale, l’Aids il papilloma virus umano (HPV)
  6. mutazioni genetiche congenite o acquisite durante la vita

Quando l’equilibrio immunitario è compromesso, nel corpo ci sono meno cellule attive del sistema immunitario capaci di identificare il cancro, e ce ne sono ancora meno in grado di distruggerlo.

E’ fondamentale tenere alte le difese immunitarie, ricorrendo ad integratori, oligoelementi, depurativi, ma soprattutto curando molto l’alimentazione: eliminando o quanto meno riducendo il consumo di carne (evitare quella rossa) e in generale le proteine animali (quindi anche latte, formaggio, latticini, burro), limitare tutto ciò che contiene lievito e gli zuccheri (che sono fertilizzanti dei processi infiammatori), limitare i carboidrati, ridurre il sale, consumare frutta e verdura in abbondanza e affiancare sempre una regolare attività fisica 2-3 volte a settimana per mantenere le cellule e i tessuti ossigenati.

(per approfondire, The President’s Cancer Panel, Reducing Environmental Cancer risk. What we can do now. National Cancer Institute, National Institutes of Health, U.S. Department of Health and Human Services, April, 2010)

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Tumori, 45 per cento per cattiva alimentazione

In tutti i Paesi si riscontra un legame diretto fra alta incidenza dei tumori e consumo di carne, insaccati e prodotti lattiero-caseari, al contrario di quanto accade nelle zone in cui si mangiano verdure e legumi (piselli, fagioli, lenticchie, eccetera) in grandi quantità. Ecco perché è necessario iniziare a detossificare l’alimentazione.

Che il cibo rappresenti una fonte di buona o cattiva salute è un fatto noto di cui però alcuni oncologi non si sono ancora accorti in relazione alle patologie che trattano…

Il 40-45 per cento di tutti i tumori è attribuibile all’alimentazione. Vogliamo dunque iniziare a porre massima attenzione a ciò che compriamo quotidianamente per danneggiarci?

“E’ dimostrato che lo stile di vita – incluso ciò che ingurgitiamo ogni giorno – e le esposizioni ambientali contribuiscono allo sviluppo del 70-80 per cento di tutti i casi di cancro, talvolta giocano un ruolo anche i fattori genetici. Uno stress elevato, a casa o sul lavoro, se è molto intenso, può compromettere il sistema immunitario” (tratto da Il modello Gorter, edizioni Polistampa).

Anche nel Decalogo europeo contro il cancro, in relazione alla prevenzione primaria, leggiamo la raccomandazione di scegliere un’alimentazione equilibrata e sana favorendo l’uso di verdure, frutta, legumi, cibi integrali (ovvero pasta integrale, riso integrale biologico, etc), oltre alle raccomandazioni di moderare i cibi grassi, le proteine animali (ridurre carne, soprattutto quella rossa, latte, latticini, burro, margarina). In ogni casi, anche quando la malattia si manifesta, è più che mai opportuno modificare l’alimentazione in senso vegetariano e meglio ancora vegano (eliminando le proteine animali, quindi anche latte, latticini, formaggi, uova, etc).

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Il cancro si nutre di zuccheri

L’aumento dell’insulina stimola la crescita e la diffusione delle cellule cancerose.

E’ fondamentale diminuire nella nostra alimentazione gli zuccheri raffinati e le farine bianche. Come scrive il dottor David Servan Schreiber, nel libro Anticancro, “tutto lascia pensare che sia stato il boom dello zucchero a contribuire all’epidemia del cancro”. Dalla seconda metà del Novecento in poi si è registrato un uso massiccio nell’alimentazione occidentale dello sciroppo di fruttosio estratto dal mais, composto da una mistura di fruttosio e glucosio. “Se l’organismo umano già ansimava sotto il peso dello zucchero raffinato che veniva imposto, da quel momento è stato letteralmente mandato in tilt da questo sciroppo di zucchero onnipresente negli alimenti di origine industriale. Allontanato dalla propria matrice naturale (il fruttosio è presente in tutta la frutta) e mescolato con il glucosio, non è infatti più gestibile senza danni collaterali dall’insulina prodotta dall’organismo e diventa tossico”.

Ingerendo zucchero o farine bianche, che fanno salire velocemente il tasso di glucosio nel sangue e per questo vengono definiti ad alto indice glicemico, l’organismo libera subito una dose di insulina per permettere al glucosio di penetrare nelle cellule. Alla secrezione di insulina si accompagna il rilascio di un’altra molecola, detta IGF (Insulin-like Growth Factor-I) che ha la proprietà di stimolare la crescita cellulare. Quindi, lo zucchero nutre e fa crescere in fretta i tessuti.

Insulina a IGF incentivano i fattori d’infiammazione i quali, a loro volta, fungono da fertilizzante ai tumori.

Fu il biologo tedesco Otto Heinrich Warburg, premio Nobel per la Medicina, a scoprire che il metabolismo dei tumori maligni dipende in gran parte dal loro consumo di glucosio, la forma che assume lo zucchero nell’organismo una volta digerito. “In effetti la scansione PET (tomografia a emissione di positroni) comunemente utilizzata per individuare i tumori, altro non fa che rilevare le regioni del corpo umano in cui è maggiore il consumo di glucosio. Se una zona spicca sulle altre per un consumo eccessivo, ci sono forti probabilità che si tratti di un cancro”.

Ci sarà poi un motivo se chi segue una dieta orientale a basso apporto di zuccheri ha una probabilità da 5 a 10 volte minore di sviluppare un cancro ormono-dipendente rispetto a chi ha adottato l’alimentazione tipica dei Paesi industrializzati. Si sa per certo poi che chi soffre di diabete (patologia caratterizzata da un tasso di zuccheri nel sangue troppo elevato) una un rischio oncologico superiore alla media.

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Prevenire e rallentare la progressione del cancro

Ritornare all’alimentazione di un tempo, in linea con la fisiologia legata ai nostri cromosomi che si sono formati centinaia e centinaia di migliaia di anni fa.

Quando si sono sviluppati i nostri geni non esistevano nemmeno le attuali fonti di calorie che rappresentano quasi il 60 per cento di ciò ingeriamo. “Queste tre fonti non contengono proteine, né vitamine, né gli acidi grassi omega 3, indispensabili al funzionamento dell’organismo. In compenso pare proprio che alimentino direttamente la crescita dei tumori”. Ecco quali sono:

  • zuccheri raffinati (zucchero di canna, di barbabietola, sciroppo di mais, fruttosio, eccetera)
  • farine bianche (pane bianco, pasta non integrale, riso brillato, eccetera)
  • oli vegetali (di soia, di girasole, di mais, oli idrogenati)

Ecco il perché di alcune raccomandazioni: consumare pochi zuccheri raffinati e poche farine bianche, sostituendoli, rispettivamente, con sciroppo d’agave, miele d’acacia o zucchero di cocco e con farine o pane multicereali (quest’ultimo fatto lievitare con metodi tradizionali)

Limitare il consumo di carne rossa, insaccati e in generale proteine animali

Evitare tutti i grassi vegetali idrogenati e tutti i grassi animali squilibrati in omega 6.

“L’olio extravergine di oliva e l’olio di canola sono eccellenti grassi vegetali che non favoriscono l’infiammazione”.

(tratto da Anticancro, di David Servan-Schreiber)

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“Mangia quello che vuoi”: l’errore più grande

Quante volte ci sentiamo dire che l’alimentazione, tutto sommato, non avendo evidenze scientifiche, (evidence-based medicine, medicina basata sulle prove) non può essere collegata allo sviluppo di malattie ma soprattutto ad una possibile remissione/guarigione? Perchè ciò accade?

Spesso e volentieri l’ammalato anche di patologie tumorali, alla domanda ‘che cosa posso mangiare?’, si sente rispondere: “Mangi ciò che vuole, non fa molta differenza”. Eppure esiste una letteratura provata di quanto il cibo possa essere in molti casi determinante nel quadro clinico.

Insomma, non serve scomodare per forza Ippocrate, che pure aveva visto lungo 500 anni prima di Cristo (“Il cibo sia la tua medicina, la tua medicina sia il cibo”), ci si potrebbe rifare anche al più recente Nature Reviews Cancer che qualche anno fa aveva pubblicato un articolo che giungeva alla stessa conclusione di Ippocrate: “La chemioprevenzione mediante ingredienti fitochimici commestibili è ormai ritenuta un approccio al contempo a buon mercato, facilmente applicabile, accettabile e accessibile per il controllo e la gestione del cancro”.

Del resto, se andate a dire che assumete l’Aloe arborescens vi sentirete dire che è meglio non assumere niente durante i trattamenti ufficiali (!), eppure ci sono chemioterapici dentro i quali si trova l’aloe! Ma se la foglia è dentro il chemioterapico va bene, se la assumete per conto vostro, magari secondo la preparazione by Padre Zago, non va più bene…

Certo, i grossi investimenti sono ‘giustificati’ per quei farmaci anticancro quando la società detentrice del brevetto introita profitti, ma vi immaginate investire somme da capogiro per dimostrare quali sono i cibi anticancro, l’utilità di broccoli, thè verde, semi, aglio, curcuma eccetera eccetera? E’ evidente, quindi, come scrive il medico David Servan-Schreiber nel suo libro Anticancro, che “non disporremo mai per gli alimenti anticancro di studi sull’uomo paragonabili a quelli che vengono eseguiti per i farmaci.

Forse la gente, anche se malata, ha poca voglia di cambiare e preferisce prendere una pillola e non pensarci più, piuttosto che incominciare a curarsi o a prevenire le malattie già a tavola.

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La parola all’esperto

Ecco le dichiarazioni del dottor Sergio Maluta (già componente dell’Unità Operativa di Radioterapia Oncologica, Ospedale-Università di Verona, Italia, e fra i massimi esperti di ipertermia oncologica)

Che cos’è l’ipertermia?

Ipertermia significa alta temperatura e si riferisce all’uso del calore per curare il cancro. L’ipertermia crea febbre, che è il meccanismo naturale del corpo per combattere le malattie. L’ipertermia è il processo per cedere energia ed elevare la temperatura delle cellule cancerogene allo scopo di distruggere o danneggiare il tumore. Le alte temperature possono distruggere un tumore maligno senza riscaldare e danneggiare i tessuti sani vicini. L’idea che il calore possa distruggere il tumore non è nuova e risale al 1800, quando un medico si accorse che un paziente con febbre molto elevata a seguito di erisipela aveva avuto una remissione della sua malattia tumorale.

Sino a pochi anni fa non esisteva la possibilità di aumentare la temperatura del paziente senza creargli rischi. Oggi, con le apparecchiature avanzate e le nuove conoscenze è possibile riscaldare il tumore senza determinare effetti collaterali importanti e con pochissimo rischio. L’ipertermia può aumentare l’efficacia delle terapie in uso quali la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia e le terapie biologiche. In alcuni casi si può raddoppiare l’efficacia della radioterapia e della chemioterapia, riducendo contemporaneamente gli effetti collaterali della cura.

Come funziona l’ipertermia?

L’energia prodotta dalle microonde o dalle onde di radiofrequenza scalda il tumore sino ad una temperatura di circa 42.5°C. Il calore colpisce più le cellule cancerose che quelle sane. La maggior parte delle cellule tumorali ha un ridotto sistema vascolare e non riesce a dissipare il calore in eccesso; le cellule normali sono invece ben irrorate dal sangue e possono facilmente eliminare il calore in più ricevuto. L’ipertermia uccide le cellule tumorali in una fase diversa rispetto a quanto avviene con le altre terapie antitumorali e pertanto essa agisce dove le altre terapie non sono efficaci.

L’ipertermia produce effetti collaterali?

L’ipertermia non causa tossicità. Non sono stati segnalati effetti collaterali a distanza di tempo e solo nel 10% dei casi può insorgere una specie di febbre. Pochi pazienti hanno riferito qualche bruciatura o qualche dolore nella sede dove l’ipertermia viene concentrata. In pochi casi si è segnalata una ulcerazione a seguito della troppo rapida regressione del tumore. Tutti gli effetti collaterali sono trattabili e scompaiono una volta che il trattamento si è concluso.

Perché l’ipertermia è usualmente combinata con la radioterapia e la chemioterapia?

Il vantaggio dell’ipertermia è che essa può aumentare gli effetti di queste terapie e ridurne gli effetti collaterali. Studi clinici hanno dimostrato che l’aggiunta della ipertermia a queste terapie può raddoppiarne l’effetto, senza aumentare i danni ai tessuti normali.

La radioterapia di solito è efficace nel colpire le cellule del tumore ben ossigenate, mentre è meno efficace nel caso delle cellule poco ossigenate. L’inverso avviene per l’ipertermia, per cui sommando la radioterapia all’ipertermia si uccidono un maggior numero di cellule neoplastiche. Inoltre l’ipertermia impedisce alle cellule tumorali irradiate di recuperare il danno prodotto dalle radiazioni e di ripararlo. Se il paziente riceve contemporaneamente ipertermia e radioterapia, le cellule tumorali, che normalmente sono in grado di riparare parzialmente il danno subito dall’irradiazione, non riescono più a recuperare e vanno incontro a morte.

Diversi studi clinici hanno inoltre dimostrato che basse dosi di radiazioni combinate con ipertermia possono essere efficaci contro il cancro come le alte dosi da sole. Ecco quindi che combinando il calore con le radiazioni si possono effettuare trattamenti efficaci riducendo gli effetti collaterali delle alte dosi e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Alcuni tumori vengono trattati con la triplice combinazione della ipertermia, chemioterapia e radioterapia.

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