MOBILITAZIONE CONTRO BASTIANICH MCDONALD’S

Mobilitazione contro Bastianich e i suoi panini nei McDonald’s.

Parte da Udine la mobilitazione contro lo chef Joe Bastianich che ha lanciato a gennaio nei McDonald’s italiani la sua linea presentata come gourmet e di alta qualità ‘My Selection’, ovvero panini ripieni di hamburger e formaggio…

Ad iniziare la battaglia è la biologa nutrizionista udinese Marta Ciani che intende portare a livello nazionale la sua petizione: “Come specialista ritengo scandaloso che uno chef degno di questo nome e che si dichiara attento alla salute dei consumatori si presti a lanciare di fatto i soliti panini destinati al tempio per eccellenza del cibo non-salutare! Gli unici elementi in teoria positivi sono la cipolla di Tropea, l’aceto balsamico di Modena, una foglia di insalatina, il pomodoro che, però, essendo soffritti, di certo perdono le loro caratteristiche benefiche…, per non parlare poi del formaggio sponsorizzato ‘naturale’ cheddar (molto calorico e con aggiunta di coloranti!) o del provolone, entrambi carichi di grassi cattivi… e le non salutari salsine proposte, tutto paradossalmente reclamizzato come naturale”.

Per la biologa “è una vera e propria presa in giro verso il consumatore far credere che la presenza di alcuni ingredienti, di per sé positivi (insalata, cetrioli, pomodori etc), trasformi l’hamburger di bovino e il chicken burger in alimenti idonei alla salute!!”. Come se non bastasse – prosegue l’esperta – “Bastianich vorrebbe mettere sullo stesso piano il gusto americano e quello italiano che, di fatto, si trovano agli antipodi. La dieta mediterranea non ha nulla a che spartire con il modello americano”.

Elemento centrale, poi – oltre alla tipologia di pane scadente nei McDonald’s – “ruota attorno al nucleo del panino: la carne rossa che va eliminata e quella bianca a cui bisognerebbe prediligere proteine vegetali (legumi). La cottura a temperature elevate dell’hamburger, poi, anche in presenza della carne bianca meno dannosa (seppure il suo consumo dovrebbe essere limitato a massimo due volte alla settimana), fa sì che la creatina presente in grande quantità nelle cellule muscolari si leghi chimicamente agli amminoacidi delle proteine formando le ammine eterocicliche cancerogene”. Recenti studi hanno individuato una quindicina di molecole cancerogene nella carne cotta ad alta temperatura e hanno dimostrato che un consumo frequente di carni troppo cotte (l’hamburger) è associato ad un aumento del rischio di cancro a colon, pancreas e prostata: “E tutto questo sarebbe di alta qualità e di eccellenza?”.

Un’ultima rilevazione critica viene sollevata dall’esperta: “Nell’ultima edizione di Masterchef, dove Bastianich era in giuria, ha vinto un nutrizionista…peccato poi che lo stesso chef scivoli nel regno per eccellenza contrario alle regole nutrizionali divenendone testimonial”.

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E TU, MANGI CONSAPEVOLE?

 

Successo con oltre 150 persone all’evento made in Friuli, “… e tu, mangi consapevole?”, organizzato dalla nutrizionista biologa Marta Ciani e dalla psicologa del Centro psicologico di terapia strategica Annalisa Poiana in collaborazione con Staresani.

Insegnare a tutti come mangiare in maniera consapevole. Senza abbuffarsi e senza ingurgitare cibo-spazzatura che distrugge il corpo e la mente. Mangiare Meditando, Eating consciounsly, ovvero il progetto educazionale incentrato sulla nutrizione consapevole, è finalizzato a responsabilizzare i cittadini con il quesito provocatorio: “…e tu, mangi consapevole?”.

“Nella mia esperienza clinica – spiega la nutrizionista Ciani – mi sono resa conto che moltissime persone pensano di mangiare quello che vogliono, in realtà sono profondamente condizionate dalla pubblicità, dai marchi industriali che ti ‘impongono’, magari in maniera subdola, che cosa mangiare;di fatto non sono libere nella scelta che, spesso, è incontrollata ed automatica”.

Da questa premessa e dalla constatazione di come sempre meno tempo e sempre meno qualità vengano riservate al ‘momento del nutrirsi’, l’esperta ha deciso di avviare un percorso di consapevolezza alimentare anche a Udine, insieme alla psicologa Annalisa Poiana. E’ stato possibile apprendere le regole fondamentali per imparare a nutrire il nostro corpo e non lasciarsi dominare da logiche massificanti e di mercato che, molto spesso, non sono salutari: “Non c’è neppure la consapevolezza di quanto il cibo possa incidere sulla nostra salute, sul nostro umore e comportamento. Molte volte l’attivazione della fame avviene non per un’effettiva esigenza fisica, ma è dovuta allo stress, a disagi, a sconfitte che fanno azionare la richiesta, disfunzionale, di fame”, spiega Ciani. Ed ecco perché si ingurgita, senza alcuna consapevolezza sulle cause e sulle conseguenze, tutto ciò che il sistema industriale ci propone: hamburger, surgelati da friggere, grassi, merendine ipercaloriche, snack ripieni di tutte le schifezze, formaggi colanti l’unto, gelati, caramelle colorate per ogni gusto, superalcolici. La verità? “Siamo troppo pigri e troppo inconsapevoli per riuscire a scegliere un’alimentazione veramente nostra ed autenticamente libera!”.

“Mangiare meditando” insegna, anche grazie alla pratica, ad alimentarsi e bere con la consapevolezza di ogni morso e di ogni sorso in modo che si ponga maggiore attenzione alla scelta dei cibi che finiscono sul nostro piatto e alla presa di coscienza delle qualità non nutritive di alcuni cibi. Il primo passo è la consapevolezza: sapere che cosa fa oggettivamente bene e male alla salute, successivamente, a selezione effettuata, “il cibo effettivamente sano ci sembrerà molto più buono e servirà molto di meno per saziarci, con l’ovvia conseguenza del contenimento del peso”. In questo modo si riuscirà a contrastare la fame-nervosa o la fame-emotiva: si ha realmente fame oppure abbiamo vuoti che pensiamo di saziare con il cibo? Oppure all’origine ci sono stanchezza, noia, nervosismo che pensiamo di scacciare mangiando di fretta e in modalità riempimento automatico dello stomaco? Chi mangia troppi grassi, ad esempio, lo fa in quanto il grasso rappresenta quella ‘corazza psichica’ nei confronti di problematiche affettivo-relazionali, ha spiegato la psicologa Annalisa Poiana.

 

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Panino sì, panino no?

Panino sì, panino no?

Lo chiediamo alla nutrizionista e biologa Marta Ciani, influencer in questo campo.

Come in tutte le diete e regimi alimentari bisogna avere un equilibrio, non si può alimentarsi con troppi carboidrati o troppe proteine o troppi grassi. Abbiamo bisogno di un giusto equilibrio tra tutti i macronutrienti. Quindi se una volta a settimana pranziamo con un panino può andare bene ma se diventa un’abitudine quotidiana quella di mangiare sempre il panino, ciò può portare problemi di assorbimento alla nostra flora batterica intestinale, con conseguenze anche gravi, a lungo andare, sul nostro peso, sul metabolismo e sulle nostre predisposizioni a malattie sempre più diffuse come il diabete e non solo.

A maggior ragione dobbiamo educare i nostri ragazzi a scelte consapevoli, la scelta del comune di bandire il panino portato da casa e optare per la mensa con piatti cucinati al momento e non precotti mi sembra ottima. I bambini imparano soprattutto dall’esempio e il momento di educazione alimentare che si affronta approcciandosi al cibo in mensa deve essere considerato importante quanto un’ora di lezione di matematica o lettere. Stare a tavola in modo composto e alimentarsi sfruttando le risorse del territorio (frutta e verdura a chilometro zero), è questo che dobbiamo insegnare ai bambini, affinchè imparino fin da piccoli, quanto sia importante l’alimentazione equilibrata, prepariamoli a capire che è buona abitudine avere una dieta varia, non mangiare sempre le stesse cose ed evitare il cibo veloce e preconfezionato. Se questa modalità diventa abitudine saranno i bambini stessi a chiedere un frutto o un dolce fatto in casa al posto di una merendina industriale con zuccheri aggiunti e a preferire un pranzo con un piatto caldo a un panino veloce consumato in pochi minuti senza scambiare qualche parola con i compagni. A questo proposito è importante anche consumare lo stesso alimento, se portano da casa il panino sono avvantaggiati i ragazzi con una famiglia di sane abitudini rispetto a quelli che per mancanza di tempo o di organizzazione portano snack o panini preconfezionati pieni di salse e di grassi. Concludendo, cerchiamo di mangiare cibo vero, verdure, frutta, legumi, pesce, carne, cereali, nel giusto equilibrio, insegnandolo anche ai bambini che lo acquisiranno come uno stile di vita.

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Fortificarsi con acido folico

Fortificarsi con l’acido folico. La vitamina idrosolubile del gruppo B (B9) non può essere prodotta dall’organismo umana, ma deve

essere introdotta giornalmente tramite una corretta alimentazione e, dove è necessario, con una supplementazione. La Società Italiana di Neonatologia ha formulato un appello alle aziende alimentari italiane per la fortificazione di alcuni prodotti con acido folico. Giusto per fare un confronto, già nel lontano 1998 gli USA avevano imposto per legge alle industrie alimentari la fortificazione con acido folico, soprattutto negli alimenti a base di cereali. Un report dei Centers for Disease Control and Prevention rilevò che dopo 16 anni, i tassi di malattie della patologie a carico del tubo neurale si erano ridotte del 35 per cento, con circa 1300 casi all’anno in meno.

Assumere costantemente l’acido folico da parte delle donne in età fertile permette di prevenire fino al 70 per cento dei casi di spina bifida e degli altri gravi difetti del tubo neurale: soltanto il 30 per cento delle donne mette in atto una profilassi volontaria con la B9 che risulta fondamentale per prevenire le malformazioni neonatali, soprattutto quelle a carico del tubo neurale (NTD).

Non sono ancora sicure le cause dei difetti del tubo neurale, certo è che l’assunzione di acido folico previene il 50-70 per cento dei casi di spina bifida. Altre frequenti anomalie congenite del sistema nervoso centrale sono, oltre alla spina bifida, l’anencefalia (incompleto sviluppo del cervello); l’encefalocele (erniazione di tessuto cerebrale e meningeo), gravi quadri patologici che si creano durante lo sviluppo embrionario a causa dell’alterazione della chiusura del tubo neurale.

In Europa ogni anno sono circa 5 mila i feti affetti da spina bifida e di questi almeno 200 in Italia. Grazie alle ecografie e ai programmi di sorveglianza prenatale, molti di questi casi vengono individuati in utero e considerati per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Il fabbisogno giornaliero di acido folico si aggira tra i 50 e i 200 mcg in base all’età, ma aumenta in gravidanza a valori compresi tra 400 e 800 mcg/die, ovvero l’essenziale per il funzionamento del sistema nervoso e per il midollo osseo.

I medici consigliano a tutte le donne di assumere acido folico quotidianamente a partire dall’adolescenza. Tutte le donne in età fertile, secondo le raccomandazioni, dovrebbero seguire una dieta sana e bilanciata, ricca di alimenti con folati, come, ad esempio, agrumi, banane, latte, fragole, frutta secca, lievito di birra, legumi, cavoli, barbabietole, asparagi, spinaci e cereali integrali.

La sola raccomandazione della profilassi volontaria non è sufficiente; è necessario, sulla scorta di quanto applicato negli USA, introdurre per legge l’integrazione dei folati da parte delle aziende alimentari, tramite, ad esempio, la fortificazione obbligatoria di alcuni alimenti selezionati (farine).

Una ricerca europea ha preso in esame più di 11 mila casi di NTD raccolti da 28 registri nazionali su oltre 12,5 milioni di nati tra il 1991 e il 2011, evidenziando una prevalenza globale pari a 9,1 per 10 mila nati, dato scoraggiante e sostanzialmente immutato tra il 1991 e il 2011.

L’effetto protettivo dell’acido folico si manifesta con dosaggi variabili (il parametro è di 0,4-0,5 mg/die) assunti almeno un mese prime del concepimento e fino alla dodicesima settimana di gravidanza. Per le donne a rischio sono previsti dosaggi maggiori (il rischio di sovradosaggio di acido folico è pari allo zero visto che le quantità in eccesso vengono smaltite tramite le urine).

Nei cibi troviamo l’acido folico che è conosciuto con il nome di folato.

Il folato si trova nelle verdure a foglia verde (lattuga, spinaci, broccoli), nei legumi e nelle uova.

La sua presenza è scarsa nella frutta e nel latte. Una parte dell’acido folico (50 per cento e anche più) si perde durante la cottura. Inoltre, il metabolismo dell’acido folico può subire dei contraccolpi a causa dell’assunzione di alcolici e di alcuni farmaci.

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Pulire fegato e cistifellea

 

Pulire fegato e cistifellea. La parola d’ordine per prevenire molte malattie, fra cui il cancro, è: disintossicazione! Nel processo di rigenerazione rientra anche la pulizia di fegato e cistifella, organi deputati al filtraggio del sangue e all’attacco aggressivo di virus e batteri. Il fegato si rigenera ogni sei settimane. Per depurare fegato e cistifellea basta seguire questo semplice protocollo che possiamo mettere in pratica a casa nostra, come ci insegna Ty Bollinger nel suo ultimo libro La Verità sul Cancro. 

Bere 1 litro di succo bio non trattato al giorno per tre giorni. Il succo di mela è ricco di acido magico che agisce come un solvente riducendo le aderenze e ammorbidendo gli scarti di fegato e cistifellea in modo da favorirne l’eliminazione. La sera del terzo giorno bere circa 250 ml di olio extravergine di oliva biologico spremuto a freddo. Aggiungete il succo di un limone, mescolate e bevete tutto d’un fiato. Potrebbe accadere che la nausea possa indurre il vomito, conseguenza che può manifestarsi proprio come effetto collaterale della pulizia. Potrebbe succedere che il giorno seguente possano eliminarsi dei calcoli biliari. Un altro modo per disintossicare il fegato è quello di farsi un enteroclisma di caffè, conosciuti grazie al dr. Max Gerson che li utilizzava come protocollo nelle sue terapie dietetiche per i pazienti oncologici (il medico aveva compreso l’importanza di associare a un certo stile alimentare anche una profonda disintossicazione degli organi per portare il corpo alla guarigione. Il caffè assunto in questo modo è in grado di dilatare le vie biliari e promuovere così uno svuotamento di tossine dal fegato).

Metodi per pulire e rafforzare il fegato, secondo l’igienista Giacosa, oltre ai clisteri di caffè:

1) Acqua tiepida e limone la mattina appena svegli. Una buona pratica per iniziare la giornata dando una sferzata di vitamina C e stimolando un fegato pigro. Ottimo modo per alcalinizzare il corpo, perché spinge lo stomaco a produrre bicarbonato, che viene poi immesso in circolo divenendo un vero e proprio tampone dell’acidosi corporea.
2) Vitamine del gruppo B, soprattutto la B12. Presente nei cibi di origine animale, alcuni cibi fermentati, alga klamath, ma soprattutto viene prodotta dai batteri presenti nel nostro intestino (altro punto a favore nella lotta alla disbiosi). Voglio ricordare inoltre che se si han problemi di stomaco, non viene prodotto il fattore intrinseco che è responsabile dell’assimilazione di tale vitamina. Per cui è estremamente utile pensare e ragionare sul perché di alcune carenze prima di integrare così giusto per fare qualcosa…
3) Lecitina, che aiuta il fegato a emulsionare i grassi. ( la troviamo nel miso, nel tempeh, nel natto)
4) Vitamina C ad alte dosi, che studi han dimostrato in grado di stanare i grassi nel fegato e ripararne danni. (Altro motivo per la nostra acqua e limone la mattina!)
5) Glutatione (di cui l’amato avocado ne è pieno!). L’antiossidante per eccellenza.
6) Radice di cardo mariano e di tarassaco. Da sempre usate per proteggere e ripulire il fegato. Anche il carciofo (colagogo) o desmodio (pianta africana epatoprotettiva) sono radici utili.

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Medicine non convenzionali?

 

Medicine non convenzionali? Più di 1 italiano su 5 fa ricorso alle medicine alternative per questioni di salute quali: diabete, colesterolo alto, problemi all’intestino, reumatismi, mal di testa e tumori. Tutte queste malattie hanno un legame molto stretto con lo stile di vita e l’alimentazione. In molti casi l’omeopatia, la fitoterapia, l’ayurveda, l’agopuntura e altre tecniche diventano risolutive per problemi di salute. Sempre più italiani, e persone in tutto il mondo, decidono di provare metodi alternativi e non convenzionali per la cura di alcuni problemi di salute. Il 29° Rapporto Italia di Eurispes afferma che nel nostro Paese coloro che ricorrono alle Medicine Non Convenzionali (MNC) sono raddoppiati passando da 6 milioni del 2000 ai 12 milioni di oggi.

Tra le più diffuse Medicine non Convenzionali ci sono:

omeopatia (76,1%),
fitoterapia (58,7%),
osteopatia (44,8%),
agopuntura (29,6%),
e chiropratica (20,4)

Di fronte alla cronicizzazione di molte malattie, oggi in costante diffusione, spesso le Medicine Non Convenzionali e la Medicina Integrata hanno tante soluzioni valide che sono di minor impatto invasivo, di maggiore efficacia e senza effetti collaterali. Per l’Organizzazione mondiale della sanità in Europa le malattie croniche causano l’86% dei morti e il 77% del carico di malattia. Le Medicine Non Convenzionali funzionano, soprattutto per le malattie croniche, e un numero sempre crescente di persone le utilizza con successo.

 

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Medicina integrata: primo Centro ospedaliero

 

Medicina integrata: primo Centro Ospedaliero che usa la Medicina Integrata in Italia si trova a Pitigliano, in provincia di Grosseto. E’ nato nel 2011 e oggi i risultati dell’esperienza  clinica lo promuovono a pieni voti. Si tratta dell’unica realtà in Italia in cui le cure tradizionali vengono integrate ai percorsi della medicina complementare all’interno del servizio sanitario nazionale: con risultati ottimi soprattutto per quel che riguarda le malattie croniche che affliggono nel nostro paese oltre 17 milioni di cittadini. Il Centro Ospedaliero eroga 5 mila prestazione l’anno. Questo Centro ospedaliero si occupa sia della cura delle malattie croniche che – abitualmente in situazioni di scompenso – portano i cittadini al ricovero ospedaliero, sia delle malattie croniche per le quali sono richieste visite ambulatoriali: malattie allergiche, gastroenterologiche, polmonari, metaboliche, oncologiche.

A spiegare come si è riusciti a dare vita a questo primo Centro ospedaliero integrato e quali sono i risultati positivi è la fondatrice e direttrice dottoressa Simonetta Bernardini  la cui intervista è possibile leggere sul sito Scienza e Conoscenza:  qui 

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MARATONINA CON LA NUTRIZIONISTA

Maratonina con la Nutrizionista: l’evento ‘running’ del fine settimana a Udine si arricchisce di una novità che interesserà corridori e non. Domenica 17 settembre sarà a disposizione dei partecipanti e dei cittadini la nutrizionista e biologa Marta Ciani di Udine per offrire test gratuiti sul peso e sulla composizione corporea, oltre che per divulgare le possibilità delle conoscenze genetiche del propria DNA.

L’appuntamento con la nutrizionista alla Maratonina si terrà tutto il giorno dalla mattina al pomeriggio nello stand che sarà allestito in piazza Venerio. “Si tratta di un servizio – dichiara l’esperta – rivolto a tutti che include il test di impedenziometria, ovvero l’analisi della composizione del corpo: massa grassa che rappresenta la massa lipidica totale, massa magra, l’acqua corporea totale, la massa cellulare”. L’esame impedenziometrico, che sarà gratuito, è una delle migliori metodiche usate in ambito sportivo e clinico, non essendo invasivo: questo test sfrutta la diversa conducibilità dei tessuti. Questa metodica analitica sfrutta la diversa conducibilità dei tessuti al passaggio di una debole e inavvertita corrente elettrica alternata e permette, calcolando lo stato di idratazione, di determinare la composizione corporea dell’individuo.

Oltre a questa tipologia di esame che verrà erogato senza alcuna spesa, i partecipanti e i cittadini potranno richiedere anche consulenze genetiche e prenotare visite specifiche per il test del DNA: si tratta di un test che si effettua una sola volta nella vita, in quanto il risultato resta sempre il medesimo, ed è fondamentale per conoscere quali alimenti vengono assorbiti meglio dall’organismo e quali creano intolleranze che possono essere all’origine di sovrappeso provocato dal malassorbimento.

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STOP SOVRAPPESO

 

Stop sovrappeso. Il primo progetto terapeutico parte da Udine. Vede in campo la nutrizionista Marta Ciani e la psicologa Maria Grazia Fiorini, Presidente del Centro Gestalt. Ci sono ancora gli ultimi posti disponibili per chi volesse entrare nel primo gruppo terapeutico che affronta il problema sovrappeso e obesità dal punto di vista della psiche, della nutrizione, dell’attività fisica e della mente! Di seguito l’intervista alla dottoressa Fiorini sul canale UDINESE TV!

 

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Calcio sì o calcio no?

 

Calcio sì o calcio no?

La conclusione degli autori di recenti studi è chiara: “Non abbiamo trovato alcuna prova coerente dell’efficacia del calcio sulla salute ossea di donne in premenopausa o nei soggetti maschi. Inoltre, le prove che gli integratori di calcio riducano l’incidenza di fratture sono scarse e contraddittorie” (fonte: Food and Nutrition Research), concetto ripreso anche dall’Institute of Medicine americano. Alle donne in menopausa non ospedalizzate addirittura si sconsigliano gli integratori a basso dosaggio di vitamina D e di calcio, data l’assenza di benefici e il rischio di effetti collaterali, compreso un aumento nell’incidenza di calcoli renali. Alcuni recenti studi hanno individuato una possibile correlazione fra il consumo di integratori di calcio e un peggioramento della salute cardiovascolare. Negli esperimenti randomizzati, i partecipanti che assumevano integratori di calcio evidenziavano una probabilità maggiore di infarto, una tendenza all’ictus e un’incidenza più alta di decessi. Che fare? Il Piano Campbell (titolo del libro di Thomas Campbell) suggerisce il consumo di verdura a foglia scura e il consumo di legumi, visto che quasi ogni tipo di ortaggio contiene calcio!

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