Ipertermia, come stimolare il sistema immunitario contro il cancro

 
Stimola la risposta immunitaria, inducendo uno stato simile alla febbre: l’ipertermia locale o total body (tutto il corpo) che viene eseguita come trattamento per le malattie tumorali mette in moto le cellule del sistema immunitario, senza alcun effetto collaterale. Simili difese aumentano gli sforzi mirati per distruggere il cancro attraverso la citotossicità. “Questa tossicità selettiva da parte del sistema immunitario prende di mira le cellule maligne e ha come conseguenza la morte di queste ultime (necrosi e apoptosi)”, si legge nel testo Il modello Gorter in cui si spiega l’approccio anticancro adottato a Colonia, in Germania, nella clinica Medical Center Cologne. La febbre stimola il sistema immunitario a distruggere le cellule del cancro e innesca una maggiore risposta immunitaria. La scelta dell’ipertermia locale o globale avviene sulla base del tipo di tumore.

Al Medical Center l’ipertermia di tutto il corpo è proposta a circa il 70 per cento dei pazienti. Non è consigliata per chi ha gravi scompensi cardiaci, né a pazienti con tumori al cervello che vengono però sottoposti all’iperterapia localizzata. In questa struttura sanitaria accanto all’ipertermia si eseguono anche le vaccinazioni con cellule dendritiche (vedi sezione specifica), iniezioni di vischio e flebo di nutrienti (timo, selenio, vitamina C) che riattivano le funzioni immunitarie. Questa terapia integrata, o multimodale, del resto l’unica in grado di poter azionare tutte le controffensive contro il cancro, “mette in grado il sistema immunitario di identificare le cellule del cancro e orientare gli sforzi per distruggerle”.

Una volta che il sistema immunitario è attivato, il corpo inizia a distruggere dall’interno le cellule del cancro, così facendo si può ridurre l’uso dei farmaci e si protegge il corpo da ulteriori deterioramenti. “Questi effetti – si legge nel libro – sono fondamentali per ottenere un senso di benessere, un miglioramento della salute e, si spera, la guarigione, anche in molti pazienti con un cancro allo stadio III e IV (terminale)”.

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