INTERVISTA ALL’ONCOLOGA DI FAZIO

MANGIARE BENE PER SCONFIGGERE IL CANCRO!

Intervista in esclusiva all’oncologa Maria Rosa Di Fazio che sta salvando centinaia di pazienti 

Uno studio scientifico, boicottato in Italia, rivela il legame fra cibo industriale e cancro! 

Mangi pure tutto ciò che vuole”, la frase che i malati di cancro, e non solo, si sentono ripetere troppo spesso, rappresenta un pericolo per la salute degli ammalati e di chi vuole mantenersi sano. Dottoressa, perchè ancor oggi, nonostante moltissimi studi scientifici confermino la stretta correlazione fra tumori e alimentazione, molti medici si ostinano a ribadire il contrario?

“Bisognerebbe chiederlo a loro. Forse oggi mancano doti molto elementari, proprio quelle che caratterizzavano i grandi medici di una volta. E cioè: il buonsenso; la capacità di osservare e visitare “toccando”, “palpando”, “auscultando”; l’antica “Arte” di collegare i sintomi e di trarne conclusioni, paziente per paziente, arte cancellata dalla comoda gabbia/rifugio delle linee guida e dei protocolli; l’umiltà di ammettere di “ignorare” e la buona volontà di continuare a studiare. Lo dico perché un medico non si può fermare al diploma di laurea attaccato alla parete, ma deve studiare sempre, fino a quando smetterà di fare questa professione”.

Almeno il 45 dei tumori dipende da cattiva alimentazione. La prevenzione primaria dipende anche da ciascuno di noi e tra i fattori che ne ne fanno parte rientra appunto anche l’alimentazione. Può spiegare ai nostri lettori in che modo stare attenti a ciò che si mangia?

“Innanzitutto aggiungo che dalla cattiva alimentazione deriva anche un buon 90% delle troppo sottovalutate malattie autoimmuni, quasi sempre curate con farmaci costosissimi che curano però solo i sintomi, lasciando immutate le cause. Senza dimenticare gli effetti collaterali di alcuni farmaci, spesso abusati: su tutti il mio “odiato” cortisone, un immunosoppressore che io do solo in casi estremi, di pericolo di vita, e in dosaggi davvero minimi proprio in considerazione dei danni che provoca al sistema immunitario, e cioè al nostro vitale “impianto di allarme”. E dire che basterebbe spesso un regime alimentare corretto e ad personam, affiancato da integratori naturali biodisponibili al 100% (esistono!) e da probiotici mirati prima a “ripulire” e poi a ripopolare il microbiota nel modo equilibrato. Il mio riferimento alle malattie autoimmuni non è casuale. Perché oltre ad essere debilitanti e spesso dolorose, da oncologa le pongo come gravità sul gradino subito sotto quello dei tumori. E anche perché, se non curate in modo appropriato, sono spesso proprio l’anticamera di tanti tumori. Così come lo sono tutte quelle patologie che finiscono in “ite”: dalla cistite alla pancreatite, dalla gastrite all’epatite e via elencando. Quella desinenza – “ite” – significa infatti infiammazione. E i tumori, per svilupparsi e per vivere, hanno bisogno di un ambiente infiammato. Questo lo vedo ahimè tutti i giorni, da 26 anni. Peccato che questa cosa non la dica quasi nessuno. 

Arrivo così, dritta dritta, alla domanda. E rispondo dicendo che i danni provocati da un’alimentazione sbagliata sono fondamentalmente due, connessi tra loro: acidificazione del tessuto connettivo e sua conseguente infiammazione. Non mi riferisco a un’infiammazione anche violenta, ma episodica, come per esempio un febbrone, che anzi ci dice che il nostro sistema immune funziona e reagisce; parlo invece di quella di basso livello, ma cronica – la cosiddetta Low Grade Inflammation– che è la Madre di tutte le patologie, compresi i tumori”. 

Quali sono le regole d’oro per un corretto regime alimentare?

“La prima regola è che ci ammaliamo innanzitutto di monotonia alimentare, di ripetitività, mettendo a tavola tutti i giorni e spesso più volte al giorno i medesimi cibi. Peggio: lo facciamo soprattutto al pasto più importante della giornata, la prima colazione. La seconda e conseguente regola è cambiare. Cambiare sempre, ogni giorno, in tutti e tre i pasti principali. Il perché è semplice: se una sola di quelle cose che ingeriamo ogni giorno ci reca anche un piccolo danno, il mangiarla ogni giorno trasformerà nel tempo quel piccolo danno in disastro. Il perché è semplice, lo capirebbe anche un bambino: il danno si accumula. Non faccio allarmismo, parlo da oncologa e da esperta in malattie autoimmuni che ogni giorno deve purtroppo vedere e “toccare con mano” le conseguenze di questa alimentazione scellerata”.

Spesso, nei suoi libri, lei parla di veleni bianchi….

“Certo, i miei principali nemici sul fronte alimentare sono fondamentalmente tre, e tutti bianchi: il glutine, lo zucchero e il latte vaccino con tutti – e dico tutti! – i suoi derivati. Posso aggiungere di usare con moderazione anche il sale, ma questo è forse il solo nemico “alimentare” che quasi tutti conoscono come tale, pur se ha più a che fare con problematiche di tipo pressorio e circolatorio. 

Oltre a zucchero e farine raffinate, finisce appunto nel suo mirino anche il latte vaccino, insieme a formaggi e yogurt: contribuiscono tutti a infiammare i tessuti?

“Certo, il latte vaccino è fattore infiammatorio numero uno. Tant’è che favorisce l’osteoporosi, anziché combatterla; e questa è scienza provata da studi internazionali incontrovertibili, quelli che guarda caso vi tengono nascosti. Mentre l’altra versione – che rafforzi le ossa – è una clamorosa “panzana” del tutto priva di prove. Dico di più: è leggenda diffusa ad arte da chi ne aveva interesse, ovviamente economico. O se volete è archeo-medicina. Dico alle mamme: in inverno vostro figlio è perennemente afflitto da bronchite, catarro, tosse che non vanno mai via? Beh, non fate la bestialità di distruggergli il microbiota con gli antibiotici. Toglietegli latte, yogurt, formaggi e budini, e nel giro di pochi giorni avrete chiuso la vera “fabbrica” del muco.

Aggiungo, da oncologa, le altre insidie del latte: la caseina, il carico di ormoni animali incompatibili con i nostri, i fattori di crescita cellulare pericolosi in quanto spropositati (noi non siamo vitelli e alla nascita pesiamo al massimo un decimo di quegli animali); e infine, per non farci mancare nulla, antibiotici che assumiamo senza saperlo, sviluppando una resistenza a questi farmaci nel giorno in cui dovessimo averne bisogno. Dimenticavo il lattosio, ma l’ho lasciato in fondo perché è il minore dei problemi ed è anche la sola cosa eliminabile dall’industria del settore. L’intolleranza più o meno marcata a questo zucchero deriva dal fatto che verso i 5 o 6 anni di età tutti noi – e dico tutti! – perdiamo un enzima, la lattasi, necessario per digerire il latte”. 

Dottoressa, siamo un Paese in cui, oltre all’elevato consumo di latte e derivati, ma anche di dolci, cibi pronti, surgelati e prodotti industriali di vario genere, si registra un elevato consume di carne. Nella sua piramide alimentare Lei raccomanda in prevenzione, alle persone sane, un consumo di carne esclusivamente bio e pari a non oltre 80/100 grammi, 1 volta ogni 10 giorni, meglio se ogni 15. Da che cosa è determinata questa indicazione?

“Io parlo sempre da oncologa. Quindi, per me, soprattutto la carne rossa, proprio come il latte, contiene troppi ormoni e fattori di crescita cellulare, proprio quelli contro i quali un oncologo combatte ogni giorno. Il fatto è che i fattori di crescita non sanno distinguere quali cellule stanno facendo crescere, se cioè sono sane oppure malate. E dal momento che un quantitativo di cellule cancerogene le abbiamo tutti – lo dico perché pochi lo sanno – sta a noi tenerle a testa bassa in equilibrio virtuoso. In più, la carne ci acidifica moltissimo. Se poi la grigliamo sulla brace, rigandola di nero, ci mangiamo anche un bel po’ di “sanissimi” idrocarburi, ovviamente cancerogeni!

La carne bianca? Dipende da dove arriva, se cioè quel pollo era cresciuto libero e felice a terra, non in un lager. E dipende anche da quanti estrogeni gli avevano fatto mangiare per “gonfiarlo”. Quindi attenzione: ho visto tante bambine “tirate su” a pranzo e cena con carne bianca da supermarket e che verso gli 8/9 anni dovevano fare iniezioni per non mestruare. Purtroppo, da oncologa so già a quali problemi ben più gravi potranno andare incontro in età adulta. Aggiungo: ho visto anche atleti che dopo essersi cibati per anni allo stesso modo, su suggerimento dei loro “informatissimi” preparatori sportivi, stavano sviluppando disturbi gravissimi: dalla ginecomastia (la crescita del seno) a vere e proprie forme tumorali.

CONTINUA NELLE PROSSIME PUNTATE!

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