Bioterapia, nuove speranze vs tumori

Combattere il cancro rafforzando il sistema immunitario: la ricerca punta a questo. Grazie a fondi messi a disposizione dall’AIRC (associazione italiana ricerca sul cancro) c’è un progetto che vede il nostro Paese in prima fila. Su Clinical Cancer Research il direttore dell’Unità di immunoterapia oncologica all’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena, centro di riferimento internazionale per l’immunoncologia, il dottor Michele Maio, spiega nel dettaglio il programma antitumorale in procinto di prendere il via: si affiancheranno, per la prima volta al mondo, due attacchi congiunti contro il cancro, uno mirato sul sistema immunitario con un anticorpo già utilizzato per contrastare il melanoma (tumore della pelle), ovvero l’ipilimumab, l’altro sulla cellula tumorale. E’ risaputo infatti  che le difese non ce la fanno a riconoscere la cellula anomala come tale in questa questa si trasforma e si nasconde, “attraverso trasformazioni epigenetiche, che avvengono cioè non sulla struttura della doppia elica del Dna, ma sulla sua parte esterna, quando questa è già formata. Poiché esistono dei farmaci anti-epigenetici, l’idea, secondo il medico, è rendere nello stesso tempo le cellule nuovamente riconoscibili, annullando quelle trasformazioni, e il sistema immunitario più reattivo. Saranno trattati i primi pazienti affetti da melanoma proprio con questo cocktail di farmaci. I risultati saranno pronti fra qualche mese. L’obiettivo, intervenendo sul sistema immunitario del paziente neoplastico, le cui difese sono quasi inerti, è di rendere il tumore una malattia sempre più cronica e sempre meno mortale.

“Questa nuova sperimentazione clinica – spiega Maio –  ha una forte rilevanza perché, partendo dal melanoma cutaneo, un tumore ‘modello’ per l’applicazione di nuove combinazioni di farmaci, apre al loro possibile utilizzo futuro anche in altri tipi di cancro. Obiettivo della terapia combinata è modificare le caratteristiche del tumore rendendolo maggiormente visibile da parte del sistema immunitario, attivando contestualmente le difese immunitarie del paziente per combattere meglio e in maniera più specifica la malattia. Sulla base dei risultati ottenuti prima in laboratorio, e quindi in modelli animali – prosegue Maio – vogliamo comprendere se possiamo aumentare l’efficacia dell’ipilimumab grazie al potenziale immunomodulante dei farmaci epigenetici, che permettono alle cellule tumorali di esprimere sulla loro superficie cellulare molecole che le rendono più sensibili al riconoscimento ed alla distruzione da parte del sistema immunitario del paziente che è stato contestualmente ‘iperattivato’ dal trattamento con ipilimumab”.

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