ONCOLOGO BERRETTA, CRO: NUTRIAMO LA VITA VS CANCRO!

 

CONTRO IL CANCRO, NUTRIAMO LA VITA!

Prima puntata dell’intervista all’oncologo del Cro di Aviano, dottor Massimiliano Berretta

L’alimentazione è fondamentale sia nella prevenzione dei tumori ma anche come strumento di supporto quando la patologia oncologica si è manifestata.

In quest’intervista, che pubblichiamo in due puntate, l’oncologo Massimiliano Berretta, che esercita la sua missione al CRO di Aviano, spiega le verità scientifiche che ha sintetizzato nel libro NutriAmo la vita. Suggerimenti per un corretto stile di vita, prima, durante e dopo la malattia tumorale, vademecum di immediata e chiara consultazione che il dottor Berretta regala a tutti i suoi pazienti e, quando viene chiamato dalle scuole per parlare di dieta mediterranea e alimentazione anticancro, dona agli Istituti.

  1. Professor Berretta, come la mettiamo con il ritornello “Mangia quello che vuoi” che troppe volte gli ammalati di tumore si sentono dire proprio dai medici?

Purtroppo è vero. Spesso si sente dire così. Non vengono dati suggerimenti né a favore né contro una dieta anticancro in quanto tale, poiché una dieta anticancro non viene indicata da molti medici. Questo dipende anche dalle differenti sensibilità, dalle competenze… io personalmente suggerisco ogni giorno nella mia attività clinica – oltre ad aver messo per iscritto i contenuti della scienza nutrizionale applicata al campo oncologico – quali sono le indicazioni per uno stile di vita corretto che il malato oncologico è opportuno segua. Purtroppo poche volte i medici affrontano queste tematiche che ritengo siano indispensabili, anche perché i pazienti stessi formulano domande e la risposta generica o le non-risposte non sono accettabili né ammissibili in quanto gli studi seri sono stati compiuti e i pazienti hanno modo di informarsi…”.

2)La reazione frequente di questi medici che purtroppo non forniscono le risposte o non-risposte, quando parli con loro degli studi scientifici condotti dall’epidemiologo Franco Berrino, oppure da Campbell in The China Study, è improntata all’incredulità, come se non si dovessero seguire questi autori e simili (come ad esempio i ricercatori e medici Filippo Ongaro, Valter Longo etc). Che ne pensa?

Il professor Franco Berrino e anche gli altri ricercatori hanno condotto studi con una ben precisa metodologia e un altrettanto rigoroso metodo scientifico (si pensi allo studio EPIC, ad esempio) pertanto non possono non essere accettati in ambito medico. Concordo con il professor Berrino relativamente alle battaglie contro i cibi processati chimicamente, ovvero i cibi raffinati (le farine raffinate non vengono riconosciute dall’organismo!), i cibi elaborati, industrialmente manipolati. Bisogna contrastare questo mercato dilagante che danneggia la salute, come pure lo zucchero raffinato che si trova ovunque, anche con altre diciture, quali, ad esempio, fruttosio, glucosio, sciroppo di glucosio, sciroppo di mais simili. Io dico: torniamo ad alimenti genuini, non processati chimicamente, insomma naturali.

Quanto al libro di Campbell e ai lavori condotti da lui e dal figlio non si può che concordare, visto che hanno dimostrato quanto rilevato da altri studi epidemiologici, ovvero che quando una popolazione si trasferisce in un paese in cui vigono altri stili di vita alimentari, essa sviluppa lo stesso rischio di sviluppare patologie tipiche della popolazione locale. Pensiamo agli afro-americani che si trasferiscono in paesi occidentali: nell’arco di una generazione sviluppano lo stesso rischio della popolazione del nuovo paese: tumori al polmone, mammella, intestino. Lo stile di vita interferisce su quelle che sono le patologie cronico-degenerative (tumori, eventi cardiovascolari, diabete, demenze, sindrome metabolica).

3)Da oncologo qual è il suo pensiero sul ruolo dell’alimentazione come fattore di prevenzione prima e come fattore di aiuto alla cura dopo che la patologia tumorale è insorta?

E’ delicato asserire che se cambi regime dietetico durante la malattia allora guarisci. Sicuramente, però, il paziente oncologico che, in qualsiasi fase della malattia, cambia alcuni aspetti alimentari (riduce drasticamente i grassi che derivano dalle proteine animali, mangia cereali integrali, consuma alimenti ricchi di vitamine e anti-ossidanti), trae un notevole miglioramento anche come risposta alle terapie. Si riesce anche, come effetto benefico di una dieta che prediliga le proteine vegetali rispetto a quelle animali, a ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia (come, ad esempio, mucositi, coliti, diarrea, etc), a migliorare l’assetto lipidico, a limitare la stanchezza. Il tutto senza dimenticare un minimo di attività fisica che deve essere svolta anche dal paziente oncologico. Questo schema riattiva i meccanismi del benessere”.

4)L’epidemiologo Franco Berrino ripete in tutti i suoi scritti che un’alimentazione prevalentemente integrale e vegetale, unitamente al movimento, è un’assicurazione sulla vita. Anche i ricercatori Beliveau e Gingras, nel libro Vivere anti-cancro, riportano molti studi che confermano il rischio notevolmente aumentato di incorrere in un tumore da parte di chi consuma molte proteine di origine animale (carni, latte, latticini); addirittura 4 volte maggiore rispetta a chi consuma principalmente proteine vegetali.…concorda?

Sicuramente lo stile di vita influisce sui geni. E visto che il tumore è un’alterazione genetica…Mangiare male, troppe proteine animali, troppi zuccheri, cibi pronti, cibo-spazzatura, bevande gassate, sicuramente silenzia, mette a tacere i geni del benessere e della rigenerazione che tutti noi abbiamo. Lo stile di vita sano consente di riattivare quelle funzioni che predispongono l’organismo al benessere: ad esempio al paziente iperteso che è anche in sovrappeso basta perdere 7-8 chili e già si contribuisce a ridurre la pressione arteriosa di 10-15 punti. Si tratta di evidenze cliniche. Confermo che l’eccessivo consumo di proteine animali accresce il rischio di cancro Chi vive mangiando correttamente e facendo movimento presenta dei parametri biologici migliori. Un recente studio ha dimostrato che spendendo 1 solo euro in informazione ai ragazzi su dieta sana e sport, il vantaggio è di 1 a 7, ovvero 7 euro in più nelle casse dello Stato quanto a ricoveri e/o trattamenti che non vengono fatti perché la gente ha imparato come nutrirsi e come restare attiva fisicamente. Quanto poi ai cibi che inducono l’infiammazione, è un dato scientifico che si tratta sostanzialmente dei prodotti di origine animale quali carni, insaccati, formaggi, uova; inoltre sono da considerare pro infiammatori (ovvero che scatenano le infiammazioni) le patatine fritte, i grassi idrogenati (margarine), dolciumi, bevande zuccherate, farine raffinate e tutti gli alimenti che contengono sciroppo di glucosio-fruttosio o fruttosio come ingrediente. Il nemico dei bambini e dei ragazzi è il fruttosio presente in sciroppi, dolcificanti largamente impiegati nell’industria nelle varie preparazioni alimentari quali merendine, snack, succhi di frutta, marmellate, caramelle… Si pensi che una sola lattina di bevanda zuccherata contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l’età pediatrica e una merendina circa il 45% in più. In Italia bisognerebbe introdurre, come ha legiferato la Pennsylvania prima e l’Inghilterra poi, la tassa sulle bevande gassate e zuccherate, la cosiddetta soda tax: ogni anno la California incassa 91 milioni di dollari che vengono reinvestiti interamente in programmi di informazione ed educazione alimentare e sportiva rivolti primariamente ai ragazzi in età scolare. Purtroppo qui in Italia le Istituzioni sono poco attente e non si occupano di questo tipo di educazione fondamentale da cui dipende il livello di salute e di malattia delle nostre generazioni e di quelle future. Dal mio punto di vista si dovrebbe anche introdurre nelle scuole una materia obbligatoria: Alimentazione e corretti stili di vita. In questo modo risparmieremmo molti soldi pubblici spesi per farmaci, ricoveri e cure da reinvestire in programmi di crescita, di sviluppo e di educazione dei più giovani”.

  1. Eppure qui da noi si fa ancora troppa poca informazione…

Siamo l’unico Paese in Europa a non investire nelle scuole in Educazione alimentare e Corretti stili di vita! Grecia, Spagna e tutti gli altri hanno questa materia di insegnamento. Anche per lo sport non siamo messi meglio. In Grecia i ragazzi praticano a scuola 6 ore di sport settimanalmente, così come suggerito dalle indicazioni internazionali.

Non è un caso che l’Italia abbia il triste primato dei bambini più obesi d’Europa. E la pandemia di sovrappeso e obesità fin dalle elementari ci sta travolgendo: non sanno come mangiare e non si muovono. La corretta alimentazione ricca di fibre e verdure, ovvero la dieta mediterranea fondata su cereali integrali, carboidrati complessi, legumi, frutta secca, semi, niente farine raffinate 0 e 00, olio extravergine d’oliva, ridotto consumo di dolci e zuccheri, ridotto consumo di proteine animali (carne, latte, formaggi e derivati) dando la preferenza alla carne bianca magra e soprattutto al pesce azzurro pescato (limitare al massimo la carne rosse ed evitare, come prescrive anche lo stesso Codice europeo anticancro, salumi ed insaccati), riduce del 30 per cento l’incidenza dei tumori. In Italia si ammalano di cancro circa mille persone al giorno, ovvero circa 400 mila casi l’anno, il 3-4 per cento è under 40 anni, circa 10 mila giovani l’anno; il 30 per cento in meno significa 300 diagnosi in meno al giorno e 120 mila casi in meno di tumori all’anno in Italia. Questi dati devono far riflettere. Soltanto grazie alla dieta, e per dieta, ovvero modi di alimentarsi, mi riferisco alla dieta mediterranea, si possono prevenire ben il 30 per cento dei tumori, una percentuale che sale fino al 45 per cento se oltre all’alimentazione teniamo conto anche dello stile di vita relativo all’imperativo categorico di non fumare e al non bere alcolici o comunque limitare al massimo il consumo di alcol”.

A SEGUIRE LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA!

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